MALATTIE INFETTIVE DEL GATTO


Piante tossiche per il gatto da tenere lontane dalla sua portata

 
 

Il mio alleato in allevamento: dopo aver tolto con la paletta tutte le feci almeno 2 volte al giorno; successivamente, nebulizzare con uno spruzzino una piccola quantità di liquido tale da inumidire solo lo strato superficiale della sabbietta e che evapori in una decina di minuti. In questo modo la lettiera resterà sempre disinfettata e si ridurrà la trasmissione da gatto a gatto di eventuali virus, batteri e parassiti.Io riempio lo spruzzino di 2/3 di acqua e 1/3 candeggina . Cambiare totalmente la sabbietta una volta alla settimana in base al suo grado di pulizia o in base al numero di gatti. Mettere sempre un numero di lettiere almeno pari al numero di gatti ed effettuare quotidianamente l'operazione sopraindicata. Questo metodo vale soprattutto per gli allevamenti e per chi ha un numero di gatti maggiore di 1 , specie se si posseggono da poco tempo, - di un anno.

 

RINOTRACHEITE INFETTIVA FELINA

La Rinotracheite è una malattia infettiva virale causata da un Herpes-virus che resiste molto a lungo nell’'ambiente e tipica dei gatti giovani o non vaccinati.

L’infezione, che colpisce le prime vie respiratorie, si diffonde attraverso il contatto con secrezioni d’individui portatori del virus mediante cavità nasali,per l’'abitudine dei mici di annusarsi naso contro naso o per inalazione del materiale eliminato dai soggetti affetti con starnuti e tosse. 

Da ricordare che il micio guarito può continuare ancora a lungo ad eliminare il virus con le proprie secrezioni, rimanendo così potenzialmente pericoloso per gli altri felini.

Starnuti, tosse, difficoltà respiratoria, lacrimazione profusa, occhi arrossati, depressione, anoressia sono i sintomi di questa malattia.

Nella cura del micio è importante, attraverso frequenti lavaggi e l’utilizzo d’aerosol con soluzioni fisiologiche, liberare le cavità nasali dal muco: se il gatto, a causa delle eccessive secrezioni, perde l’olfatto, non sentendo più gli odori, comincia a rifiutare il cibo indebolendosi.

Si rischia l’anoressia con il conseguente  ricorso  alla nutrizione   per via  endovenosa.

Particolare attenzione va riservata alla detersione dell’occhio che può essere eseguita utilizzando sia apposite soluzioni oftalmiche che la semplice camomilla: questa  va  prima bollita e poi lasciata raffreddare per poi essere applicata con dell’ovatta eseguendo un delicato massaggio. L’accurata pulizia degli occhi e del naso costituiscono solo una parte di una terapia che comprende la somministrazione di antibiotici, la reidratazione, l’integrazione di vitamine del gruppo B ed, se necessario, di stimolanti dell’appetito.

Il decorso della malattia, nel caso di gatti adulti, termina, in genere, nel giro di circa 10 giorni, mentre per i cuccioli i rischi sono maggiori, perfino letali. Per questo è consigliabile sottoporre i mici alla vaccinazione a partire dalla nona settimana (fino ad allora il gattino è protetto dagli anticorpi materni)e quindi procedere ad un richiamo annuale che garantisce un’immunità costante nei confronti del virus.


PANLEUCOPENIA

La panleucopenia felina, nota anche come enterite infettiva felina o malattia parvovirale felina, è una malattia acuta, grave e altamente contagiosa osservabile principalmente nei gattini e nei gatti in età più avanzata non vaccinati. La panleucopenia felina è stata anche indicata come cimurro felino, sebbene l'organismo causativo non sia correlato al virus causa dell'insorgenza di cimurro nei cani. La panleucopenia felina colpisce tutti i tessuti del corpo che contengono cellule in rapida divisione, specie quelli presenti nel tratto digestivo. Essa è causata dal parvovirus felino ed è caratterizzata dall'insorgenza acuta di vomito, diarrea,disidratazione, abbattimento e comunemente decesso.

Il virus che causa la panleucopenia felina è piuttosto simile al parvovirus canino, responsabile di gravi patologie gastrointestinali nei cani. Il parvovirus felino può infettare tutti i gatti (sia domestici che selvatici), così come procioni, furetti e visoni, che spesso fungono da reservoir (serbatoi naturali) per gli organismi virali. Il virus viene eliminato nelle escrezioni corporee degli animali affetti sino alle 6 settimane successive l'infezione e presenta una particolare affinità per le feci feline. 

Il parvovirus felino è molto resistente alla maggior parte dei disinfettanti e può sopravvivere nell'ambiente per mesi o anni. I gatti contraggono l'infezione a seguito dell'esposizione diretta a feci infette, secrezioni salivari o particelle virali presenti su oggetti inanimati (scarpe, asciugamani, abbigliamento, ecc.). Il virus può anche essere trasmesso nell'utero dalle mamme infette ai nascituri o ai cuccioli neonati durante la toelettatura.

Sintomi

I gatti affetti possono non manifestare segni clinici di infezione. Se presente, i segni di infezione tendono ad essere simili a quelli osservabili nei cani affetti da "parvo" e a svilupparsi da 2 a 10 giorni circa dopo l'avvenuta esposizione al virus.

I gatti che manifestano gli effetti della malattia possono sviluppare uno o più dei seguenti sintomi:

  • abbattimento
  • letargia
  • debolezza
  • perdita di appetito
  • febbre(alta)
  • vomito (produzione di vomito schiumoso, giallognolo tinto di bile)
  • diarrea (può insorgere nelle prime fasi o nelle fasi più avanzate del decorso della malattia; le feci possono essere di colore giallo e/o striate di sangue rosso vivo)
  • disidratazione (marcata)
  • dolore addominale (spesso grave e debilitante; il gatto può assumere una postura incurvata e sperimentare un evidente disagio)
  • vocalizzazione lamentosa
  • decesso fetale
  • aborto
  • sindrome "fading kitten" (morte improvvisa nei gattini)
  • ipoplasia cerebellare (mancanza di coordinazione/atassia, andatura barcollante, tremori; di solito non progressiva e osservabile tra i 10 e i 14 giorni successivi l'esposizione al virus)
  • decesso improvviso (può verificarsi prima della comparsa dei segni clinici; può rassomigliare ad una morte per avvelenamento)
  • Oltre ad attaccare il tratto gastrointestinale, il parvovirus felino può anche colpire sistema sanguigno, sistema nervoso, tessuti oftalmici (dell'occhio), sistema riproduttivo e sistema linfatico. Può colpire il feto durante la gravidanza e subito dopo il parto, causando sino al 90% di mortalità o danno cerebrale permanente nei cuccioli neonati. E' comune anche l'insorgenza di infezioni opportunistiche secondarie, spesso batteriche, che possono essere l'effettiva causa di decesso nei gatti infetti.

    Sebbene la maggior parte dei casi di panleucopenia felina sia subclinica (significa che i gatti infetti non manifestano segni esteriori di malattia), quando i sintomi clinici compaiono, i tassi di mortalità sono piuttosto elevati.

    I GATTI PIU' A RISCHIO

    La panleucopenia felina tende a colpire i gatti giovani non vaccinati a partire da i 2 e i 12 mesi di vita; tuttavia se le madri a loro volta non erano vaccinate e non hanno trasmesso immunità colostrale possono infettarsi anche prima. Le femmine che vengono vaccinate con vaccini virali vivi modificati durante la gravidanza, sono predisposte a partorire gattini affetti da una condizione neurologica nota come ipoplasia cerebellare. La maggior parte dei casi clinici di panleucopenia felina è osservabile negli ambienti sovraffollati, come i rifugi per animali. Sebbene sia disponibile una vaccinazione per questa malattia, i gattini e i gatti adulti non vaccinati che vivono in condizioni antigieniche e di sovraffollamento sono particolarmente a rischio di contrarre l'infezione. La panleucopenia felina è spesso fatale.

    DIAGNOSI

    La panleucopenia felina non è particolarmente facile da diagnosticare. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, le informazioni ottenute mediante esame fisico, storia medica, segni clinici ed esami del sangue possono essere utilizzate per giungere alla formulazione di una diagnosi presuntiva.

    Il parvovirus felino mostra una particolare affinità nell'attaccare i globuli bianchi (leucociti) del gatto, componenti essenziali del sistema immunitario. Ne consegue che i campioni ematici dei gatti infetti spesso mostrano un numero considerevolmente ridotto di globuli bianchi circolanti, specie nei gatti giovani o non vaccinati. Da qui il nome della malattia. I gatti affetti, inoltre, sono comunemente anemici, ovvero presentano anche una bassa conta di globuli rossi circolanti. I gattini che presentano gravi sintomi gastrointestinali, combinati ad una bassa conta di globluli bianchi e rossi, hanno probabilmente contratto l'infezione da parvovirus felino.

    In caso di infezione da parvovirus felino esistono test di laboratorio diagnostici. Essi includono test in immunofluorescenza (IFA), test di reazione a catena della polimerasi (PCR), esame sierologico (esami del sangue specifici) e isolamento del virus. Tuttavia, questi test richiedono molto tempo e lavoro e non sono di uso comune o facilmente disponibili.

    L'esame fecale impiegato per diagnosticare l'infezione da parvovirus nei cani può essere utilizzato anche per rilevare la presenza di parvovirus felino nel campione fecale di un gatto infetto.

    Una volta che nel gatto i segni clinici dell'infezione da parvovirus felino hanno modo di svilupparsi, la probabilità di un recupero completo non è buona. Una terapia di supporto immediata e intensiva, preferibilmente iniziata nelle primissime fasi del decorso della malattia, può migliorare la qualità della vita dell'animale e aumentare le relativamente ridotte possibilità di recupero.

    Trattamento

    Gli effetti primari della panleucopenia felina (vomito, diarrea, disidratazione, abbattimento e pericolose infezioni batteriche secondarie) diverranno velocemente pericolosi per la vita del gatto, se non trattati con rapidità e aggressivamente. Il trattamento per i gatti che presentano infezioni parvovirali è simile a quello adottato per i cani affetti da infezioni parvovirali e deve essere effettuato in regime di ricovero nelle prime fasi del decorso della malattia. Poiché questo virus è estremamente contagioso, i gatti affetti dovrebbero essere rigorosamente isolati dagli altri gatti. I proprietari dei gatti infetti dovrebbero adottare misure precauzionali aggiuntive, come togliere e sostituire scarpe e abbigliamento e lavare accuratamente mani e braccia, prima di entrare in contatto con animali non infetti.

    Una terapia di supporto intensiva, inclusa una fluidoterapia per via endovenosa, è necessaria per provvedere alla reidratazione dei gatti infetti e per gestire shock e anomalie elettrolitiche. Attualmente non sono disponibili farmaci antivirali specifici per trattare la panleucopenia felina. La terapia si focalizza sulla gestione dei sintomi della malattia per alleviare il più possibile il disagio sperimentato dal gatto. Il virus è particolarmente letale nei giovani gattini non vaccinati. I gatti in età più avanzata con sistema immunitario più forte presentano una prognosi migliore, ma anche le loro probabilità di soppravvivenza non sono promettenti.

    Vengono spesso somministrati antibiotici ad ampio spettro per via endovenosa per contrastare eventuali infezioni batteriche secondarie, ma solo dopo che lo stato di idratazione del gatto è stato normalizzato, affinché l'animale sia in grado di gestire gli effetti del farmaco. Possono essere utilizzati espettoranti o altri soppressori della tosse per contribuire a gestire la bronchite e la polmonite che spesso accompagnano questa malattia. Gli antiemetici, come metoclopramide e altri, possono essere somministrati per via endovenosa od orale per contribuire a lenire gli effetti di nausea e vomito. Qualora l'anemia abbia raggiunto livelli pericolosamente elevati, possono essere disponibili trasfusioni di sangue intero, ma di solito solo presso cliniche specializzate. Se il gatto non è in grado o non vuole mangiare per un lungo periodo di tempo, possono essere utilizzati supporto nutrizionale aggiuntivo e stimolanti dell'appetito. Se necessario, possono essere somministrati farmaci anticonvulsivi e, naturalmente, è essenziale una appropriata gestione del dolore.

    L'efficacia del trattamento della panleucopenia felina in genere richiede almeno 1 settimana, ma possono servire settimane o mesi affinché il gatto recuperi un buono stato di salute.

    Prognosi

    Purtroppo, i gattini che sviluppano la panleucopenia felina presentano una prognosi riservata. I gatti in età più avanzata presentano una migliore probabilità di sopravvivenza alla malattia. Se il gatto sopravvive alla infezione parvovirale felina, di norma non accuserà effetti collaterali permanenti e acquisirà immunità alla malattia per il resto della vita. Tuttavia, continuerà ad espellere il virus nelle secrezioni corporee per diverse settimane.

    Prevenzione

    La vaccinazione è altamente efficace per la prevenzione della panleucopenia felina. Sono disponibili sia vaccini virali vivi modificati e inattivati, ma i vaccini vivi modificati (attenuati) sembrano essere più efficaci e produrre una più rapida protezione immunologica. Entrambe le tipologie di vaccini possono essere somministrate per via intranasale (spruzzandole nelle cavità nasali del gatto) o mediante iniezione intramuscolare. Le gatte gravide e i gattini di età inferiore alle 6 settimane non dovrebbero essere vaccinati con il prodotto vivo modificato a causa delle conseguenze potenzialmente dannose durante lo sviluppo. I protocolli vaccinali attuali richiedono la vaccinazione per i gattini di età pari o superiore alle 8 settimane di età, successivamente a 12 e 16 settimane di età con un richiamo un anno dopo. Sebbene questo richiamo possa offrire una protezione che copre tutta la vita dell'animale, la maggior parte delle autorità raccomanda di vaccinare nuovamente l'animale ogni 3 anni.

    Il parvovirus felino è estremamente resistente e può vivere nel suolo, nelle fessure tra le piastrelle, nei tappeti e nei mobili per mesi o anni. Il modo più efficace per eliminarlo dall'ambiente è mediante una accurata disinfezione utilizzando una soluzione a base di candeggina diluita 1:32 in acqua.

    Il parvovirus felino colpisce i globuli bianchi. Da qui il nome della malattia (i globuli bianchi sono anche noti come leucociti; la panleucopenia si riferisce ad un numero anormalmente basso di globuli bianchi circolanti). La panleucopenia felina può essere in gran parte prevenuta mediante una appropriata vaccinoprofilassi. Fortunatamente, il parvovirus felino non infetta cani o persone.

    CALICIVIROSI

    Il calicivirus felino è un'infezione delle vie respiratorie del gatto causata da un virus che si diffonde attraverso l'inalazione di particelle virali, la saliva o il contatto diretto con i gatti contagiati. Insieme alla rinotracheite causata dall'herpesvirus felino è la malattia infettiva delle vie respiratorie più comune tra i gatti.

    I più a rischio sono i gatti giovani, non vaccinati, ed i gatti che vivono nei rifugi, solitamente molto affollati. Alcuni ceppi del virus sono più aggressivi e possono provocare anche la morte. Le infezioni respiratorie solitamente hanno una prognosi favorevole.

    In alcuni casi i gatti non mostrano sintomi dell'infezione. Quando il virus si manifesta, invece, i segnali spia includono:

    • forte lacrimazione;
    • secrezioni nasali abbondanti;
    • starnuti frequenti;
    • febbre;
    • ulcera alla lingua e al palato;
    • rinite (infiammazione delle vie nasali). 

    Altri sintomi, meno frequenti, sono la disidratazione, la perdita di appetito, l'insorgenza di artrite, polmonite e la perdita di peso. Oltre al tratto respiratorio sono coinvolti anche l'apparato gastrointestinale ed il sistema muscolo-scheletrico.

    La cura del calicivirus felino include una terapia sintomatica, di supporto all'organismo debilitato, e delle precauzioni da osservare a casa per garantire al gatto un processo di guarigione più rapido. L'unico modo per evitare spiacevoli conseguenze, come per il parvovirus che causa la panleucopenia felina, resta dunque la prevenzione della malattia, attraverso la vaccinazione ed evitando il contatto con gatti infetti.

    A casa è bene isolare il gatto infetto dagli altri micini non ancora vaccinati; fornirgli cibo umido e dall'odore appetitoso per spingerlo a mangiare e farlo guarire più in fretta; incoraggiare il gatto a bere; installare un umidificatore nella stanza per aiutare il gatto a respirare meglio.

    Il veterinario prescriverà gli antibiotici solo in caso di infezioni batteriche secondarie contratte dal gatto a causa del sistema immunitario indebolito dal virus. Il veterinario può inoltre prescrivere farmaci ad uso topico contro la congiuntivite e sottoporre il gatto al reintegro dei liquidi con la terapia fluida intravenosa.


    PERITONITE INFETTIVA FELINA

    La peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia infettiva, progressiva, sistemica e contagiosa che colpisce i gatti domestici e numerose specie di felidi selvatici. E' osservabile con maggiore frequenza nei gatti giovani che vivono in ambienti ad alta densità felina.

    CAUSA

    La peritonite infettiva felina è causata da organismi del gruppo Coronavirus. Si diffonde tra i gatti che sono in stretto e continuo contatto fisico, primariamente attraverso il contatto con le particelle virali presenti nelle secrezioni fecali e orali dei gatti infetti. Si ritiene che lo stress e la genetica possano contribuire alla predisposizione a questa malattia.

    La maggior parte degli animali infetti è asintomatica e non manifesta segni esteriori della malattia, sebbene essi permangano portatori del virus e possano infettare altri gatti. I gatti che contraggono la FIP solitamente manifestano segni di lieve infezione a carico del tratto respiratorio superiore, come secrezione oculare e/o naso gocciolante. Essi tendono anche a sviluppare un versamento di liquido nella cavità addominale. Occasionalmente, il Coronavirus felino muta spontaneamente divenendo potenzialmente letale. Attualmente, non vi è alcun modo per distinguere le infezioni virali che causano malattie asintomatiche da quelle che sono potenzialmente fatali.

    SINTOMI

    La maggior parte dei gatti infettati dal Coronavirus felino non sviluppa segni clinici di malattia. Tuttavia, i gatti che invece sviluppano tali segni tendono ad avere una prognosi sfavorevole.

    Come accennato, i gatti affetti da FIP spesso non mostrano alcun sintomo di malattia. Quando i segni compaiono, essi possono variare ampiamente e di solito sono aspecifici. I sintomi relativi alla peritonite infettiva felina possono includere:

    • insorgenza insidiosa di febbre persistente che non risponde al trattamento antibiotico
    • mancanza di appetito (inappetenza, anoressia)
    • perdita di peso (graduale)
    • diarrea
    • vomito
    • letargia
    • abbattimento
    • debolezza
    • crescita stentata
    • mantello opaco
    • disidratazione
    • distensione o ingrossamento addominale (ascite, versamento di liquido, osservabile nella forma effusiva o umida della peritonite infettiva felina)
    • respiro affannoso (osservabile nella forma effusiva o umida)
    • infiammazione oculare (osservabile nella forma non effusiva o secca)

    La peritonite infettiva felina può manifestarsi clinicamente in una forma effusiva o umida e in una forma non effusiva o secca. Tali forme causano l'insorgenza di segni clinici differenti nei gatti affetti e purtroppo sia le opzioni di trattamento che la prognosi sono egualmente sfavorevoli in ambedue i casi.

    La forma umida o effusiva causa un versamento (raccolta) di liquido nella cavità toracica e/o addominale del gatto, che può portare a difficoltà respiratorie e ad un distintivo aspetto panciuto. La forma secca o non effusiva colpisce le medesime parti del corpo, ma non causa un versamento di liquido. Col tempo, la forma secca può progredire in forma umida, qualora il paziente viva sufficientemente a lungo.

    I GATTI PIÙ A RISCHIO

    La FIP è una malattia che colpisce primariamente i gatti giovani, tra i 6 mesi e i 2 anni di età. Anche i gatti di età superiore ai 14 anni sembrano essere predisposti a sviluppare la peritonite infettiva felina. I maschi sono comunemente più colpiti rispetto alle femmine e i gatti di razza presentano un rischio maggiore di sviluppare questa malattia, in particolare le razze asiatiche come il Birmano e l'Himalayano. Anche i gatti affetti da malnutrizione o da altre malattie sono soggetti a contrarre la peritonite infettiva felina clinica. La FIP è più comune nei gattili, nei ricoveri per animali e negli ambienti ad alta densità felina.

    DIAGNOSI

    La peritonite infettiva felina (FIP) può essere difficile e frustrante da diagnosticare, poiché non vi sono esami specifici e attendibili per questa malattia. Spesso, il veterinario curante formulerà la diagnosi basandosi sui sintomi osservabili del gatto in combinazione con gli esiti di esami del sangue, radiografie ed eventualmente biopsie tissutali.

    Il sospetto di FIP si basa spesso sui segni clinici che presenta il gatto, che di solito includono febbre, secrezione oculare e nasale, debolezza, letargia, perdita di appetito, dimagrimento e abbattimento. Comunemente, sono presenti anche respiro affannoso, disidratazione, vomito, diarrea e anomalie neurologiche.

    Gli esami del sangue, inclusi emocromo e profilo biochimico del siero, possono rivelare una elevata concentrazione di enzimi epatici e livelli anomali di proteine nel sangue, elementi di solito presenti nei gatti affetti da FIP.

    Radiografie toraciche e addominali possono rivelare un versamento anomalo di liquido nella cavità toracica e addominale. La raccolta di liquido sieroso libero nella cavità addominale è denominata "ascite".

    Il liquido aspirato dal torace o dall'addome dei gatti affetti dalla forma umida (effusiva) di questa malattia può essere analizzato mediante una serie di differenti esami di laboratorio. I campioni ematici dei gatti che presentano livelli estremamente elevati di proteine nel sangue (globulina) possono essere sottoposti ad elettroforesi sieroproteica. Possono anche essere analizzati campioni del liquido cerebrospinale per verificare il contenuto di natura proteica, che nei gatti affetti è solitamente elevato.

    Tuttavia, l'unico modo definitivo per diagnosticare la FIP consiste nel prelevare un campione bioptico di un organo affetto, spesso dell'intestino, e di analizzarlo al microscopio mediante un processo noto come istopatologia. Altri organi comunemente colpiti dalla FIP sono fegato, occhi, cervello, reni e pancreas. La maggior parte dei gatti affetta dalla forma secca (non effusiva) di questa malattia, può eventualmente sviluppare sintomi oculari o cerebrali oppure entrambi.

    Purtroppo, sia la forma umida (effusiva) che la forma secca (non effusiva) della peritonite infettiva felina sono inevitabilmente fatali. I gatti affetti dalla forma umida solitamente muoiono pochi mesi dopo l'insorgenza dei sintomi osservabili. I gatti affetti dalla forma secca in genere presentano un decorso più lungo e cronico, che si traduce invariabilmente in decesso. Attualmente, non vi è alcun trattamento efficace per questa malattia, sebbene essa sia oggetto di una grande quantità di ricerche mirate.

    TRATTAMENTO

    La peritonite infettiva felina è una malattia incurabile. Gli obiettivi del trattamento sono garantire all'animale una qualità della vita priva di dolore il più a lungo possibile.

    Fortunatamente, il Coronavirus felino può essere eliminato per mezzo di disinfettanti per la casa, come una soluzione combinata di candeggina e acqua (diluizione 1:32). Gli ambienti dove vivono più gatti devono essere puliti e disinfettati regolarmente. Una volta che il gatto sviluppa segni osservabili della malattia, sia che si tratti della forma umida che di quella secca, è quasi certo che il decorso sarà fatale. La forma umida è "peggiore", nel senso che i gatti affetti possono sopravvivere per 1-2 mesi una volta diagnosticata la condizione. I gatti affetti dalla forma secca possono sopravvivere un altro anno circa mantenendo una buona qualità della vita.

    E' possibile migliorare la qualità della vita degli animali affetti per mezzo di alcuni farmaci e integratori, come prednisone, ciclofosfamide, interferone, basse dosi di aspirina e vitamina C. Anche un buon supporto nutrizionale e ambientale è essenziale.

    PROGNOSI

    La prognosi per i gatti che presentano sintomi clinici di FIP è sfavorevole. I gatti affetti dalla forma umida di solito presentano una prognosi più riservata rispetto a quelli affetti dalla forma secca, ma entrambe le tipologie sono fondamentalmente fatali.

    PREVENZIONE

    La modalità principale di trasmissione sembra avvenire da gatte gravide portatrici asintomatiche ai gattini e dal contatto con materiale fecale-orale o saliva. Lo svezzamento precoce può contribuire a interrompere il ciclo di trasmissione. Una buona routine di igiene, che provveda alla disinfezione di trasportini, ciotole dell'acqua e del cibo e dell'ambiente in cui vive l'animale, contribuisce ad inattivare le particelle virali e a ridurne la riproduzione. Anche tenere i gatti in casa può contribuire a prevenire l'infezione da questo virus. Tutto ciò che può aumentare lo stress può ridurre l'immunità naturale del gatto, rendendolo più soggetto all'infezione da FIP o da altri agenti infettivi. Anche una buona alimentazione, un controllo parassitario e un ambiente caldo e sicuro sono aspetti molto importanti. Attualmente, negli Stati Uniti è disponibile un vaccino vivo modificato intranasale e da quanto viene riferito fornisce ai gatti vaccinati una protezione pari al 50%-75%.


    FELV (LEUCEMIA FELINA)

    La leucemia felina (FELV) è una malattia di tipo neoplastico che comporta a una produzione abnorme di leucociti. Nei gatti la leucemia felina detta anche FELV dal nome del virus che la provoca si trasmette tramite liquidi organici infetti come la saliva, il sangue e l'urina e da madre a feto per via placentare. Fortunatamente il semplice contatto col virus non garantisce l'infezione, e comunque quest'ultima non assicura lo sviluppo di una viremia persistente o di una malattia, infatti in alcuni casi il sistema immunitario del gatto riesce a controllare il virus, producendo una immunità protettiva che protegge il gatto dalla viremia e quindi dalla forma letale della malattia.

    Purtroppo in altri casi meno fortunati, Un gatto infetto dal virus della leucemia felina (FELV) può anche vivere da molte settimane a molti mesi, ciò dipende dallo stato di salute del soggetto, dallo stadio della malattia al momento della diagnosi e dalle terapie. Tutti i soggetti infetti possono essere fonte di infezione per altri gatti che possono avere contatti diretti con loro. Questa patologia è tipica del gatto e non è mai stata dimostrata la trasmissione all'uomo o al cane.

    SINTOMI DELLA LEUCEMIA FELINA (FELV):

    I sintomi della leucemia felina sono comunemente così numerosi e diversi che spesso anche uno stato di malessere cronico, non meglio precisato, può portare il medico veterinario al sospetto di leucemia virale. I sintomi più comuni includono: anemia, ittero, depressione del sensorio, perdita del peso, diminuzione dell' appetito, diarrea o stipsi, ingrossamento di tutti i linfonodi, difficoltà respiratorie, aborti e alta mortalità neonatale, diminuzione delle resistenze alla malattie, disordini autoimmuni, predisposizione a diversi tumori.

    TERAPIA PER LA LEUCEMIA FELINA (FELV):

    Sfortunatamente ad oggi non esiste una cura specifica per la leucemia felina, sebbene notevoli progressi siano stati fatti in tal senso nelle più recenti ricerche. Tutte le terapie praticate mirano solo a curare le malattie infettive eventualmente presenti ed a migliorare lo stato di vita degli animali infetti da leucemia felina. Alcuni protocolli terapeutici usati in alcuni casi rallentano il progredire della malattia anche di alcune settimane o mesi ma la prognosi resta comunque infausta.

    Tenendo conto dell’estrema gravità della malattia e della mancanza di una terapia efficace, l’unico modo per proteggere il nostro gatto è una rigorosa prevenzione.

    Fortunatamente per questo tipo di infezione, a differenza di altre gravi malattie come la FIV,  esiste un vaccino capace di dare una buona protezione.


    FIV(IMMUNODEFICIENZA FELINA)

    La FIV o Immunodeficienza Felina è una malattia causata da un Lentivirus, facente parte della famiglia   dei Retrovirus (a cui appartiene anche il virus della FeLV). Colpisce i gatti e provoca una sindrome da immunodeficienza acquisita, anemia, diminuzione dei globuli bianchi del sangue e predispone ad una serie di patologie virali e batteriche secondarie.

    SINTOMI CLINICI

    I primi sintomi possono manifestarsi con aumento generalizzato dei linfonodi, debolezza, calo di peso e anemia.

    Si instaurano secondariamente alle turbe al sistema immunitario, patologie a carico di diversi apparati: stomatiti, scolo oculo-nasale, polmoniti, bronchiti, otiti esterne, dermatiti e ascessi persistenti.

    Si possono, inoltre, instaurare anche infezioni aspecifiche opportuniste (virus, batteri, funghi, clamidie, rickettsie, protozoi, parassiti).

    Quali gatti sono a rischio? ? Sono maggiormente a rischio i soggetti che vivono in gruppi numerosi, che si trovano in gattili e colonie, i gatti randagi e quelli che hanno la possibilità di uscire di casa.

    Mentre i gatti d’affezione che vivono da soli in casa, i gatti custoditi in gattili ben controllati e i soggetti che risiedono in allevamenti hanno scarse probabilità di contrarre l’infezione.

    Chi colpisce la FIV? Il virus colpisce i gatti di tutte le età (dai 2 mesi ai 18 anni), la maggior parte dei soggetti con malattia manifesta ha un’età superiore ai 6 anni (esiste un ampio periodo di latenza tra infezione e manifestazione della malattia). I gatti che vivono all’aperto e i randagi vengono infettati più facilmente.

    L’incidenza non sembra decrescere con l’età (a differenza di FeLV).

    COME SI DIFFONDE LA FIV?

    Si diffonde attraverso la trasmissione naturale tra maschi interi combattivi per ferite da morso con saliva infetta (è sufficiente un morso!). I gatti con la malattia manifesta eliminano più virus rispeto a quelli infetti ma clinicamente sani.

    La trasmissione in utero o attraverso la lattazione è rara, se la madre si infetta durante la gravidanza è maggiormente possibile la trasmissione madre-figlio.

    Questo virus non vive a lungo nell’ambiente esterno, ma in genere in genere dalle poche ore a un paio di giorni ed è ucciso dai comuni disinfettanti, specie se associati ad acqua calda.

    Un gatto che ha contatti con un soggetto FIV, contrarrà sicuramente l’infezione? La trasmissione del virus, attraverso l’intimo contatto che si instaura durante la coabitazione di due o più soggetti, è improbabile ma non impossibile.

    Una persona si può infettare con il virus della FIV? Assolutamente NO! Al momento non esistono prove di una trasmissione del virus dall’animale all’uomo.

    TEST PER FIV

    La diagnosi di Immunodeficienza felina può essere effettuata presso il proprio medico veterinario di fiducia attraverso un prelievo di sangue e l’esecuzione di un test di laboratorio in grado di evidenziare la presenza di anticorpi anti-FIV.

    Il test diagnostico disponibile in clinica è di facile esecuzione, veloce e accurato.

    I soggetti da testare devono avere almeno 6 mesi di vita, perché prima di questo periodo i gattini godono dell’immunità materna.

    Nel caso in cui il test ambulatoriale dia un risultato dubbio, i campioni di sangue possono essere spediti in laboratori specializzati per essere sottoposto a indagini più approfondite.

    Test per FIV positivo. Il risultato del test sarà positivo nei soggetti che manifestano infezione persistente e può, inoltre, risultare positivo in soggetti troppo giovani per interferenza con gli anticorpi materni.

    Test per FIV negativo. Il risultato del test sarà negativo in assenza di infezione e in soggetti infettati ma non ancora sieroconvertiti (in questo caso sarà utile ritestare a distanza di 8 settimane).


    Quanto tempo può vivere un gatto FIV positivo?

    I gatti infetti possono vivere diversi anni con un peggioramento progressivo dei segni clinici.


    I sintomi di questa malattia, per altro molto comune, sono i più vari.

    Il virus, infatti, non fa  altro  che abbassare notevolmente le difese immunitarie, predisponendo il soggetto ad altre infezioni secondarie che possono essere le più svariate e comparire anche molti mesi o anni dopo che il soggetto è stato infettato.

    Anche la gravità dei sintomi può essere molto variabile e dipende dalle condizioni più o meno scadenti di allevamento del soggetto.

    Alcuni studi suggeriscono una media di 5-7 anni di infezione inapparente, molto meno se i soggetti sono coinfettati con FeLV.

    Circa il 20% dei gatti muore entro 2 anni dalla diagnosi.

    Un gatto FIV positivo può essere curato? Purtroppo no, ma ci sono delle sostanze e degli accorgimenti che permettono di migliorare la qualità e la quantità della vita.

    Cosa fare per far vivere meglio un gatto FIV positivo:

    •  buona nutrizione
    •  evitare gli stress
    •  fare controlli routinari per parassiti e malattie secondarie
    •  trattare le eventuali altre malattie in modo rapido e aggressivo
    •  prendere in considerazione la somministrazione di immunomodulatori (es. Interferone) e agenti antivirali
    •  tenere il gatto in casa
    •  mantenere una buona igiene dentale
    •  evitare il contatto con gatti malati
    •  controllare le pulci
    •  evitare la “caccia”.

    Prevenzione. Una terapia specifica non esiste e nemmeno un vaccino per la prevenzione. Per evitare che il gatto si infetti è necessario che non venga a contatto con soggetti potenzialmente infetti (maschi interi randagi o girovaghi).

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